Marea è partita da una curiosità molto concreta: volevo capire fin dove avrei potuto spingermi nel costruire un quadrante Garmin che rispecchiasse davvero il mio gusto, senza limitarmi a modificare qualcosa di già esistente. Da lì sono arrivati i primi esperimenti davanti allo schermo, le lancette da disegnare, i pixel da sistemare, le proporzioni da rivedere, i colori cambiati più volte, il codice scritto e riscritto, i test sull’Always-On Display e tutte quelle piccole correzioni che, prese singolarmente, sembrano quasi irrilevanti ma che insieme determinano l’equilibrio di un quadrante; a un certo punto mi sono accorto che non stavo più semplicemente imparando a sviluppare una watch face, stavo costruendo qualcosa che volevo realmente indossare sul mio Garmin ogni giorno e, soprattutto, qualcosa che avrei avuto piacere di vedere anche sul polso di altre persone. Marea (classic) ha preso forma proprio durante questo percorso, lentamente, attraverso prove, errori e parecchia attenzione ai dettagli, fino a diventare il primo progetto che ho deciso di portare ufficialmente fuori dal mio ambiente di sviluppo e pubblicare sul Connect IQ Store.
Da oggi, quindi, Marea (classic) è disponibile ufficialmente sul Garmin Connect IQ Store, gratuitamente, e devo ammettere che vederla lì ha un sapore particolare. Per anni ho frequentato quell’ecosistema semplicemente da utilizzatore Garmin, installando applicazioni, campi dati e quadranti creati da altri sviluppatori; ritrovarmi dall’altra parte, con qualcosa che porta anche un pezzo della mia idea di orologio, rende questo piccolo progetto molto più significativo di quanto possa sembrare.
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Marea è un quadrante analogico, ma soprattutto è il mio modo di interpretare quello che vorrei vedere quando guardo un Garmin: la tecnologia deve esserci, naturalmente, possibilmente molta, ma non è obbligata a ricordarcelo ogni secondo.
Perché proprio Marea
Il nome è arrivato quasi naturalmente durante lo sviluppo, perché volevo qualcosa che richiamasse movimento, continuità e cambiamento senza trasmettere frenesia; solo successivamente mi sono reso conto che probabilmente non avrei potuto scegliere un nome molto diverso da questo.
Sono nato a Taranto, sono figlio del Sud e il mare, per me, non è mai stato semplicemente qualcosa da guardare durante l’estate. È presenza, memoria, odore, luce; è quel confine che sembra dividere due mondi e invece, da sempre, li mette in comunicazione. Chi nasce vicino al mare finisce probabilmente per portarsene dentro qualcosa anche quando è lontano, perché impari presto che davanti a quella linea apparentemente vuota esiste sempre un’altra riva, qualcuno che guarda lo stesso orizzonte da un punto diverso, una storia che può partire oppure tornare.
La marea racconta bene questa sensazione: arriva, si ritira, ritorna ancora, modifica continuamente ciò che incontra senza perdere il proprio ritmo; un movimento antico e regolare che collega la terra all’acqua, la luna al mare, luoghi lontani tra loro e, in qualche modo, anche le persone.
Forse è proprio questo il significato che mi piace associare a Marea: connessione.
Connessione tra un orologio tradizionale e uno smartwatch, tra l’estetica che amo e la tecnologia con cui lavoro ogni giorno, tra ciò che ero quando ho iniziato a immaginare il quadrante e quello che sto imparando mentre continuo a svilupparlo. E, inevitabilmente, connessione anche con quella parte di me che viene dal mare, da Taranto, dalla luce e dai colori del Sud.
Le linee ondulate presenti sul quadrante sono nate quindi come elemento grafico, ma nel tempo hanno assunto un significato più personale; accompagnano il quadrante senza dominarlo, proprio come il mare riesce a essere presenza costante anche quando sembra semplicemente stare lì, sullo sfondo.
Un Garmin che può ricordare un orologio tradizionale
Chi mi segue sa quanto mi piacciano gli smartwatch Garmin e quanto, allo stesso tempo, continui ad apprezzare gli orologi tradizionali. Non ho mai considerato questi due mondi incompatibili; anzi, trovo interessante proprio il punto in cui riescono a incontrarsi.
Molti quadranti Connect IQ scelgono comprensibilmente di sfruttare ogni centimetro disponibile sul display mostrando frequenza cardiaca, passi, Body Battery, temperatura, meteo, calorie, batteria, notifiche e una quantità quasi infinita di informazioni. È una delle possibilità più interessanti offerte da uno smartwatch, ma con Marea volevo seguire una strada diversa.
Quando guardo l’orologio, nella maggior parte dei casi, voglio innanzitutto sapere che ore sono; se mi servono altre informazioni posso cercarle quando ne ho realmente bisogno.
Marea nasce quindi da un’impostazione analogica pulita, con ore, minuti e secondi, una data discreta e pochi elementi grafici scelti con attenzione. Ho preferito lavorare sulle proporzioni, sulle lancette, sul rapporto tra indici e bordo, sulla leggibilità e soprattutto sulla sensazione complessiva restituita dal display; volevo che, per qualche istante, guardando il polso ci si potesse quasi dimenticare di avere davanti uno smartwatch capace di registrare allenamenti, tracciare satelliti, misurare parametri fisiologici e gestire una quantità enorme di dati.
Sul mio fēnix 9 Pro da 47 mm, che è stato inevitabilmente il principale banco di prova durante lo sviluppo, questa impostazione mi piace particolarmente perché il display AMOLED permette di mantenere dettagli sottili e colori profondi senza sacrificare la pulizia che cercavo fin dall’inizio.
Una lancetta dei secondi molto meno semplice di quanto sembri
Guardando un orologio analogico difficilmente ci soffermiamo a pensare a cosa accada dietro il movimento di una lancetta; quando però quel movimento deve essere generato da un software, ogni dettaglio diventa improvvisamente molto più interessante.
Uno degli aspetti sui quali ho lavorato maggiormente è stato infatti il comportamento dei secondi. In modalità attiva Marea può utilizzare un movimento a 6 passi al secondo, decisamente più fluido del classico avanzamento una volta al secondo e capace di restituire una sensazione visiva più vicina a quella di alcuni movimenti meccanici.
Naturalmente questa scelta non riguarda soltanto l’estetica, perché su un dispositivo alimentato a batteria ogni aggiornamento dello schermo ha un costo; sviluppo e ottimizzazione diventano quindi un continuo equilibrio tra fluidità, stabilità, resa grafica e consumi.
Per questo ho preferito lasciare libertà all’utente: è possibile scegliere il movimento fluido a 6 passi, quello tradizionale a un passo al secondo oppure nascondere completamente la lancetta. Chi ama vedere scorrere i secondi potrà quindi mantenere l’impostazione più dinamica, mentre chi cerca la massima essenzialità può ridurre ulteriormente ciò che viene aggiornato sullo schermo.
La lancetta dei secondi utilizza inoltre un tono caldo, vicino al rame, e termina con una piccola mezzaluna; probabilmente è uno di quei dettagli che non si notano immediatamente, ma sono proprio le cose che si scoprono dopo qualche giorno a rendere un quadrante qualcosa di più di una semplice schermata che mostra l’ora.
E sì, ammetto tranquillamente che posso passare molto più tempo di quanto sarebbe ragionevole su dettagli di questo tipo.
L’Always-On Display doveva essere ancora più semplice
L’Always-On Display è stato un altro degli aspetti sul quale ho lavorato parecchio, perché qui la tentazione più immediata sarebbe stata quella di mantenere praticamente tutto ciò che appare nella modalità attiva, semplicemente abbassando la luminosità; preferisco invece pensare all’AOD come a una seconda interpretazione dello stesso quadrante.
Quando Marea passa in modalità Always-On restano quindi gli elementi realmente utili alla lettura dell’ora, mentre secondi, data e firma personale vengono rimossi; l’aspetto diventa più essenziale, più silenzioso, ma continua a mantenere la propria identità.
È una decisione estetica, naturalmente, ma anche funzionale: su un AMOLED ridurre gli elementi attivi significa limitare il numero di pixel utilizzati e contribuire a preservare autonomia e display. Quando il polso viene sollevato, il quadrante torna alla sua configurazione completa e riprende il comportamento dei secondi scelto nelle impostazioni.
Sono piccole transizioni che, quando funzionano bene, nessuno nota; durante lo sviluppo, invece, diventano esattamente quelle sulle quali si finisce per passare più tempo.
Anche un piccolo spazio personale
Nella parte inferiore di Marea ho voluto mantenere uno spazio dedicato a una firma personale, volutamente discreta e integrata nel disegno generale.
Il testo può essere personalizzato fino a 12 caratteri, permettendo di inserire un nome, una parola, delle iniziali o semplicemente qualcosa che si vuole avere sul proprio quadrante; anche il colore della firma e quello della lancetta dei secondi possono essere modificati, così da creare alcune combinazioni personali senza però stravolgere l’identità originale della watch face; ho scelto deliberatamente di non riempire Marea di decine di impostazioni.
Tecnicamente sarebbe possibile offrire una quantità enorme di personalizzazioni, ma credo che un progetto grafico debba conservare un carattere proprio; permettere all’utente di adattarlo va benissimo, trasformarlo completamente fino a renderlo irriconoscibile avrebbe avuto meno senso rispetto all’idea iniziale.
La personalizzazione, almeno per come la vedo io, dovrebbe far sentire qualcosa un po’ più nostro senza cancellare ciò che lo rende riconoscibile.
Gratuita, senza pubblicità e senza raccolta di dati personali
Marea (classic) è gratuita.
Ho voluto che il mio primo quadrante pubblicato fosse accessibile liberamente a chiunque disponga di un Garmin compatibile, senza pubblicità, abbonamenti, acquisti in-app o raccolta di dati personali; volevo innanzitutto portare nello Store qualcosa che avrei utilizzato io stesso e permettere ad altre persone di provarlo senza barriere.
La prima release pubblicata è la 1.0.0 e la presentazione sullo Store è disponibile in italiano, inglese e francese; anche questo per me fa parte del progetto, perché Marea rappresenta inevitabilmente il mio primo vero biglietto da visita nell’ambiente Connect IQ; prima di costruire qualcosa di sempre più complesso volevo capire cosa significhi realmente pubblicare un quadrante, seguirlo dopo il rilascio, raccogliere eventuali suggerimenti e soprattutto vedere come si comporta su dispositivi diversi da quello utilizzato quotidianamente durante lo sviluppo.
Provare per settimane qualcosa sul proprio Garmin conoscendone ogni dettaglio è molto diverso dal sapere che una persona dall’altra parte dell’Europa può trovarlo casualmente nello Store, installarlo e decidere dopo qualche minuto se merita di restare sul proprio polso.
La cosa, devo ammetterlo, mi piace parecchio.
Da utilizzatore Garmin a sviluppatore Connect IQ
Entrare nel mondo Garmin come sviluppatore mi ha fatto guardare con occhi differenti qualcosa che conoscevo da tempo come utente.
Dietro una watch face apparentemente semplice ci sono Monkey C, Connect IQ SDK, simulatori, differenti risoluzioni, stati energetici, memoria disponibile, aggiornamenti dello schermo, modalità attive e modalità a basso consumo; poi arriva il dispositivo reale e, puntualmente, qualcosa che sembrava perfetto nel simulatore merita ancora qualche aggiustamento.
Ho sviluppato Marea sul Mac effettuando continuamente prove sul fēnix reale, alternando codice e utilizzo quotidiano, perché uno dei miei obiettivi era evitare che diventasse un progetto bello da osservare sul computer ma poco pratico una volta indossato.
Un orologio, alla fine, dovrebbe semplicemente mostrare l’ora; scrivere però il software che deve farlo continuamente, consumando pochissimo, svegliandosi correttamente, entrando e uscendo dall’AOD, mantenendo proporzioni e fluidità e adattandosi allo stato del dispositivo rende questa apparente semplicità decisamente più interessante.
È probabilmente anche questo che mi ha fatto appassionare allo sviluppo Connect IQ: unisce due mondi che fanno parte di me da parecchio tempo, tecnologia e ricerca estetica, aggiungendo quella componente di problem solving che inevitabilmente finisce per rendere tutto ancora più divertente.
Classic è soltanto l’inizio
La parola Classic non è stata aggiunta casualmente, questa prima Marea rappresenta l’interpretazione più vicina all’idea iniziale: analogica, elegante, essenziale, pensata prima di tutto come orologio. Il progetto però sta già evolvendo e altre versioni possono esplorare modi differenti di utilizzare le informazioni disponibili sui Garmin, introducendo nuovi elementi senza perdere il linguaggio grafico dal quale tutto è partito.
Mi interessa soprattutto capire fin dove possa arrivare uno smartwatch estremamente evoluto continuando però a essere bello da guardare anche nei momenti nei quali non stiamo correndo, pedalando, nuotando o controllando qualche metrica.
Un Garmin può contenere una quantità straordinaria di tecnologia; personalmente, però, continuo a pensare che non sia necessario mostrarla tutta contemporaneamente.
Finalmente nello Store
L’approvazione ha richiesto un po’ di pazienza e probabilmente proprio per questo vedere oggi Marea (classic) ufficialmente pubblicata sul Garmin Connect IQ Store mi fa un certo effetto.
Rispetto a tutto ciò che si può costruire sulla piattaforma Connect IQ è certamente un progetto piccolo, ma per me rappresenta un passaggio importante: partire da un’idea, imparare un nuovo linguaggio e un nuovo ambiente di sviluppo, trasformare quella prima intuizione in codice, usarla realmente ogni giorno, modificarla decine di volte, prepararla per altri dispositivi e infine renderla disponibile a chiunque voglia provarla.
E poi c’è quel nome, Marea, che probabilmente racconta il progetto meglio di quanto pensassi quando l’ho scelto.
Perché la marea non resta ferma; cambia, ritorna, collega luoghi lontani e lascia sempre qualcosa sulla riva. Da Taranto il mare l’ho avuto davanti agli occhi per tutta la vita e forse, anche quando lavoro davanti a uno schermo scrivendo codice per un piccolo quadrante, continuo inconsapevolmente a cercare quel movimento, quella luce e quella sensazione di apertura che soltanto il mare riesce a darmi.
Ora Marea non è più soltanto sul mio Mac, nel simulatore o sul mio fēnix; può arrivare sul polso di qualcuno che non conosco, magari a centinaia o migliaia di chilometri di distanza ed anche questa, in fondo, è una piccola forma di connessione… e per un progetto nato al Sud, con il mare dentro persino nel nome, direi che era arrivato davvero il momento di prendere il largo.
Marea (classic)
Garmin Connect IQ Watch Face
Versione 1.0.0 · Download gratuito
Sviluppata da Francesco Menzera · MenzeraLabs

