Ci sono oggetti che, anche a distanza di anni, continuano a suggerirci un’idea di futuro, magari attraverso un carattere sullo schermo, una combinazione di colori o quelle griglie prospettiche che sembravano accompagnare qualsiasi viaggio verso il domani; per me una parte di quell’immaginario appartiene agli anni Ottanta, quando il computer cominciava a entrare nella vita delle persone e bastava uno schermo acceso per avere la sensazione che stesse succedendo qualcosa di interessante.
Oggi abbiamo al polso strumenti che fanno cose difficili persino da immaginare allora, eppure mi piace pensare che ci sia ancora spazio per recuperare un po’ di quella curiosità, portandola dentro un oggetto che utilizziamo tutti i giorni. Da questa idea nasce Ottroniq, una nuova famiglia di quadranti per Garmin, con due primi protagonisti, Kernel e Signal.
Naturalmente, tra immaginare un piccolo computer del futuro al polso e riuscire a leggere l’ora mentre si esce di casa c’è una certa differenza; ho quindi deciso che il punto di partenza sarebbe stato proprio questo, numeri grandi, informazioni ordinate e una personalità riconoscibile, senza costringere chi guarda il quadrante a fermarsi per decifrarlo.
Prima dei quadranti, una parola da inventare
Chi ha provato a dare un nome a un progetto sa che questa parte può richiedere più tempo del previsto, perché una parola che sembra perfetta al primo tentativo spesso appartiene già a qualcun altro, oppure porta con sé associazioni molto diverse da quelle che avevamo in mente.
Anche per Ottroniq il percorso è passato attraverso diverse possibilità, inizialmente cercando un incontro fra natura e tecnologia, poi lasciando che il nome prendesse una direzione più personale. Mi interessava trovare un suono capace di richiamare quel mondo senza descriverlo in maniera troppo letterale, e che potesse accompagnare una famiglia di progetti, oltre al primo quadrante.
In Ottroniq convivono così più suggestioni, “Otto” rimanda agli Ottanta, “tron” richiama l’elettronica e l’immaginario informatico, mentre “iq” introduce l’idea di intelligenza e si ritrova, con una coincidenza piuttosto felice, anche nel nome Connect IQ di Garmin. Non l’ho pensato come un acronimo da spiegare lettera per lettera, mi piace soprattutto per l’atmosfera che riesce a suggerire.
Insomma, una parola nuova per un’idea che guarda indietro con curiosità, ma che vuole trovare il proprio posto nel presente.
Kernel, partire dalle cose che contano
Il primo quadrante si chiama Kernel, un nome che richiama il nucleo di un sistema e che mi sembrava adatto per cominciare, perché qui il centro di tutto resta l’ora, ben visibile su una sola riga, con quattro campi dedicati alle informazioni personali nella parte inferiore.
Il colore di partenza è l’ambra, accompagnato da uno sfondo nero e da una linea che termina nel simbolo Ottroniq; ho preferito affidare a questo piccolo segno l’identità del progetto, lasciando sul display più spazio alle cose che servono davvero. Il marchio ha già il proprio sito, non aveva bisogno di occupare anche buona parte dell’orologio.
Da questa base si può poi costruire qualcosa di più vicino ai propri gusti, scegliendo i colori e decidendo quali dati visualizzare, dalla batteria ai passi, dal battito alla temperatura, fino alla Body Battery sui dispositivi che la rendono disponibile. Mi interessava che ciascuno potesse trovare il proprio equilibrio, perché le informazioni che considero utili io potrebbero essere molto diverse da quelle che un’altra persona vuole avere sempre sott’occhio.
Anche la scritta nella parte inferiore segue la stessa logica, con tre proposte predefinite e la possibilità di inserire un testo personale, un dettaglio piccolo che può diventare un promemoria, una frase a cui siamo affezionati o semplicemente qualcosa che ci rappresenta.
Signal, quando il futuro aveva un orizzonte viola
Con Signal ho voluto esplorare una composizione diversa, mantenendo ore e minuti molto grandi, questa volta su due righe, e raccogliendo i quattro campi dati in una colonna laterale. La parentela con Kernel rimane nel simbolo, nella linea e nell’attenzione alla lettura, mentre cambia il modo di abitare lo spazio del display.
Qui entra in gioco anche Orizzonte, uno sfondo con una griglia prospettica e colori ciano e viola, che richiama quel futuro immaginato attraverso schermi, luci e paesaggi digitali. Confesso che questi accostamenti hanno ancora un certo fascino su di me, purché lascino leggere l’ora, perché il viaggio verso il domani può aspettare, mentre un appuntamento di solito molto meno.
Per chi preferisce una soluzione più essenziale resta disponibile lo sfondo nero, mentre una palette di dieci colori permette di personalizzare l’accento e la scena. Anche qui i dati si possono scegliere e il testo inferiore si può cambiare, conservando la libertà di adattare il quadrante alla propria giornata.
Un quadrante deve funzionare anche quando smettiamo di guardarlo
Una parte del lavoro ha riguardato la modalità Always-On, quella che mantiene visibile il quadrante quando lo schermo si attenua, perché volevo che l’ora e le informazioni essenziali continuassero a essere riconoscibili anche in questa condizione.
Kernel e Signal hanno quindi un disegno dedicato, con l’ora a contorno e uno spazio per meteo, batteria e passi, su fondo nero; l’idea è conservare il carattere del quadrante attraverso gli elementi che servono, tenendo conto delle esigenze di questa modalità.
Lo stesso criterio ha guidato l’adattamento ai diversi display Garmin, lavorando su dimensioni e proporzioni perché la leggibilità restasse una priorità anche passando da uno schermo all’altro. Sul sito è possibile verificare il proprio modello, tenendo presente che alcuni dati e alcune possibilità di interazione dipendono dal dispositivo.
Due quadranti, un progetto che comincia a prendere forma
Ottroniq si aggiunge al percorso che sto costruendo con MenzeraLabs, attraverso progetti che nascono spesso da una curiosità personale e prendono forma un po’ alla volta, provando, cambiando idea e cercando un equilibrio fra ciò che mi piace vedere e ciò che mi è utile usare.
Kernel e Signal sono le prime due interpretazioni di questa ricerca, una più raccolta intorno all’essenziale, l’altra più aperta al colore e all’immaginario digitale, entrambe pensate per accompagnare la vita di tutti i giorni.
Chi vuole curiosare può visitare il sito di Ottroniq, dove ho raccolto i quadranti, le possibilità di personalizzazione e le informazioni sulla compatibilità. Io, intanto, continuo a trovare interessante questa possibilità di portare al polso un piccolo frammento del futuro che immaginavamo allora, con la comodità, decisamente attuale, di poter scegliere anche il colore.

