Il mio onomastico, un esame rimandato troppo e una conferma importante: prendersi cura di sé è un atto di equilibrio

Stasera sento il bisogno di scrivere queste righe perché la giornata di oggi, 2 aprile, nel giorno del mio onomastico, mi ha lasciato dentro una sensazione bella, pulita, rassicurante, e credo valga la pena raccontarla.

Oggi ho finalmente fatto un esame che mi era stato prescritto nel febbraio del 2025 e che, per una serie di motivi molto semplici e molto umani, avevo continuato a rimandare. Un po’ per pigrizia, un po’ per il lavoro, un po’ per il tempo che sembra non bastare mai, avevo lasciato questa cosa in sospeso più del dovuto, pur sapendo che prima o poi avrei dovuto affrontarla. Alla fine mi sono deciso a prenotarlo solo a fine febbraio 2026 e la prima data utile è stata quella di oggi, quindi da quando ho davvero fatto il passo concreto di prenotare l’esame, l’attesa è stata tutto sommato breve.

La verità è che spesso non rimandiamo per disinteresse, ma perché la vita si riempie di impegni, pensieri, priorità e scadenze, e così anche una cosa importante finisce per slittare. Però poi arriva il momento in cui capisci che è giusto farla, non per vivere con l’ansia di avere qualcosa, ma per avere maggiore consapevolezza di te stesso e del tuo stato di salute.

Negli ultimi tempi sto cercando di stare meglio sotto diversi punti di vista, anche grazie all’attività fisica. Mi alleno, corro, vado in bici, provo a costruire una routine più sana e più coerente con la persona che voglio essere, non per inseguire una perfezione impossibile ma per sentirmi meglio nel corpo e nella testa. Ed è proprio quando inizi davvero a investire sul tuo benessere che capisci quanto sia importante non trascurare la parte più concreta di tutto questo, cioè sapere come stai, ascoltarti e fare gli approfondimenti necessari quando serve.

Per me questa è una forma di equilibrio dato che non amo gli eccessi, non credo nell’ossessione per la salute, non penso che si debba correre a fare esami per ogni minima sensazione, ma non credo nemmeno che ignorare tutto sia un segno di forza. Penso piuttosto che ci sia una via di mezzo molto più intelligente e matura, quella che ti porta a prenderti cura di te senza allarmismi, con buon senso, con lucidità, con rispetto verso il tuo corpo.

L’esame di oggi nasceva da un percorso iniziato circa due anni fa, quando avevo cominciato a convivere con alcuni fastidi ricorrenti legati all’apparato respiratorio. Sapendo di essere allergico, avevo inizialmente dato a tutto un significato quasi scontato, ma il fatto di non fare visite pneumologiche, spirometrie o controlli specifici da quando avevo circa venticinque anni mi aveva spinto, a un certo punto, a rivolgermi a uno pneumologo. Da quella visita era emersa una sensibilità allergica ben definita e, proprio per escludere con maggiore chiarezza un’altra possibile causa, mi era stato prescritto un test diagnostico specifico.

Oggi quindi non ho fatto soltanto un esame, ma ho chiuso un cerchio che era rimasto aperto da un po’, e forse è stato proprio questo a rendere la giornata ancora più significativa.

Sono arrivato al P.O. Moscati di Taranto, al reparto di Pneumologia, un po’ in anticipo rispetto all’orario fissato, anche perché fuori pioveva e preferivo arrivare con calma. Come succede spesso quando si entra in ospedale per qualcosa che riguarda la propria salute, avevo dentro una normale tensione, quella che non ti paralizza ma che ti accompagna in silenzio mentre aspetti. Quello che però voglio raccontare non riguarda soltanto l’esito dell’esame, che per fortuna è stato rassicurante, ma il modo in cui tutto si è svolto.

Spesso si parla di sanità soltanto per sottolineare ciò che non va, e sappiamo tutti che i problemi esistono, ma proprio per questo trovo giusto fermarsi a raccontare anche quando le cose funzionano, quando incontri persone che lavorano bene e che riescono a rendere più umana un’esperienza che, di per sé, potrebbe essere carica di tensione.

Fin dal primo momento ho trovato cortesia, disponibilità e attenzione. L’infermiera che mi ha accolto ha preso la documentazione con garbo e gentilezza, mi ha chiesto di attendere e poco dopo sono stato chiamato da un infermiere che, con calma e chiarezza, mi ha chiesto il motivo dell’esame e mi ha spiegato in modo dettagliato come si sarebbe svolto tutto. Quel modo di porsi, tranquillo, professionale, cordiale, ha fatto la differenza fin da subito, perché quando hai davanti qualcuno che sa spiegarti bene le cose e sa anche metterti a tuo agio, cambia completamente la qualità del momento che stai vivendo.

Durante l’esame si è creato un clima sorprendentemente sereno e questo è stato merito delle persone che mi hanno seguito. Tra una fase e l’altra abbiamo anche parlato, si è aperto un dialogo naturale e umano, nato dal fatto che ho raccontato qualcosa del contesto da cui arrivava quell’approfondimento e del mio gatto, che a casa è parte della famiglia a tutti gli effetti. Da lì la conversazione si è spostata anche sugli animali domestici, sulla quotidianità, su cose semplici ma preziose, e così il tempo è passato in un modo che non mi aspettavo, con tranquillità, leggerezza e una sensazione di fiducia che raramente si prova quando si affronta un esame medico.

Per questo sento il dovere di ringraziare in modo particolare l’infermiere Diego Caligiuri, che ho avuto il piacere di conoscere anche per nome al termine dell’esame, e la collega che ha lavorato con lui, perché entrambi hanno dimostrato qualcosa che va oltre la semplice correttezza professionale. Sono stati competenti, chiari, cordiali, empatici, presenti, e soprattutto capaci di ricordarmi che anche dentro un ospedale, anche dentro un momento che potresti vivere con una certa apprensione, puoi incontrare persone che fanno bene il proprio lavoro senza perdere umanità.

Ed è proprio questo, secondo me, il punto centrale: la buona sanità non è fatta solo di strumenti, referti, procedure e diagnosi corrette, che naturalmente sono fondamentali, ma anche di relazione, di attenzione, di parole dette nel modo giusto, di quella sensibilità che ti fa sentire una persona e non semplicemente un caso da gestire.

Quando alla fine ho atteso il referto firmato dal medico del reparto e, nel giro di pochi minuti, l’ho avuto già tra le mani, ho provato una sensazione bella non solo per il contenuto di quel foglio, ma per tutto il percorso che c’era stato intorno. Mi sono presentato a Diego Caligiuri, l’ho ringraziato di persona e gli ho detto con sincerità che era stato un vero piacere fare quell’esame con due persone così professionali, gentili, simpatiche, cordiali ed empatiche… e lo penso davvero!

Oggi, tornando a casa, riflettevo sul fatto che a volte basta poco per stare meglio, ma quel poco va fatto. A volte significa allenarsi con più costanza, a volte mangiare meglio, a volte trovare il tempo per riposare, e altre volte significa semplicemente non rimandare troppo un controllo che può aiutarti a vivere con maggiore serenità. Sapere come stai non ti rende più debole, ti rende più libero, perché ti permette di affrontare le cose con più lucidità, di muoverti con maggiore fiducia e, nel mio caso, anche di vivere con ancora più entusiasmo il percorso che sto facendo con la corsa, la bici e l’attività fisica in generale.

Perché quando vuoi migliorare davvero il tuo benessere, la salute non può restare sullo sfondo. Non deve diventare un’ossessione, ma non può nemmeno essere trattata come un dettaglio secondario. Devi metterla al centro nel modo giusto, senza paure inutili e senza superficialità, sapendo che prendersi cura di sé non è un gesto eclatante ma un esercizio quotidiano di rispetto verso la propria vita.

Stasera quindi porto con me una conferma importante, un senso di leggerezza e anche una gratitudine sincera verso chi oggi ha reso tutto più semplice e più umano. Nel giorno del mio onomastico, alla fine, mi sono fatto un regalo particolare: ho smesso di rimandare una cosa importante e ho ricevuto in cambio non solo un esito rassicurante, ma anche una piccola, concreta lezione di buona sanità.

E credo che queste storie, ogni tanto, meritino davvero di essere raccontate.

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Informazioni su Francesco Menzera

Francesco Menzera, classe 1979, è Senior ICT Specialist presso Planetek Italia, Fotografo professionista e Sommelier AIS. Ha fondato l’Associazione Criptaliae Events nel 2023 e pratica la mindfulness quotidianamente, con qualifica di facilitatore dal 2025. Appassionato di musica elettronica, ha pubblicato due singoli e quattro libri. Ama scrivere, correre, andare in bici, passeggiare, mangiare bene e imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.

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